Chi siamo

L'intelligenza artificiale entra nella scuola. Con attenzione.

Tre principi non negoziabili che guidano ogni strumento, ogni scelta tecnica, ogni interazione con docenti e studenti.

01
Manifesto

Chi fa la scuola deve poter scegliere i propri strumenti

Per la prima volta dopo molto tempo, una tecnologia entra nella scuola dalla porta degli alunni invece che da quella delle istituzioni. Ce la portano nelle tasche, sui telefoni, e ce la trovano ancora prima che noi adulti decidiamo come parlarne. Pretendere di non vederla, o di vietarla, è una scelta che possiamo fare. Solo che la fanno gli altri al posto nostro: i venditori, le piattaforme commerciali, i social.

Noi pensiamo invece che chi fa la scuola – docenti, dirigenti, educatori – debba poter scegliere consapevolmente i propri strumenti AI. Per scegliere serve poterli capire, provare, valutare, scartare. Serve avere alternative, non un solo monopolio. Serve una piattaforma costruita con la pedagogia, non con il marketing.

Da qui nasce Ai ScuolaDigitale Academy: una piazza italiana di strumenti AI per la scuola, ognuno scelto con cura e sviluppato in dialogo con chi insegna davvero.

Sortirne tutti insieme è la politica. Sortirne da soli è l'avarizia.

Don Lorenzo Milani — Lettera a una professoressa

02
Il patto

Quando tutto è gratis, il pagamento sono i vostri dati

I modelli AI che usiamo girano su server europei, in conformità con il GDPR. Nessuna profilazione commerciale, nessun tracking pubblicitario, nessun training sui contenuti degli studenti. I dati restano nella piattaforma della scuola e non escono.

Quando un servizio AI è offerto gratis a una scuola da una grande azienda, conviene chiedersi: cosa stiamo dando in cambio? Quasi sempre: dati di docenti e alunni, in volume e qualità che diventano materia di addestramento per modelli futuri. Per noi questo non è un compromesso accettabile.

Il nostro patto con le scuole è scritto a chiare lettere: nessun dato sensibile esce dai confini della piattaforma scuola. Mai. Per nessun motivo, nemmeno per migliorare il servizio. Quando si parla di minori, le scorciatoie costano troppo.

Il capitalismo della sorveglianza rivendica unilateralmente l'esperienza umana come materia prima libera per pratiche commerciali nascoste.

Shoshana Zuboff — Il capitalismo della sorveglianza, 2019

03
La promessa

Semplificare, non complicare

Ogni strumento che mettiamo in piattaforma deve essere comprensibile in cinque minuti, usabile in dieci, dimenticabile in un'ora. La complessità è facile da costruire e difficile da insegnare. Noi ci riserviamo solo la complessità che serve davvero, e la teniamo nascosta dietro una superficie chiara.

Lo stesso vale per il pensiero pedagogico: niente teoria opaca, niente jargon di moda. Quando funziona, funziona, e si vede dalle classi che lo usano. Quando non funziona, lo cambiamo, e raccontiamo onestamente cosa è andato storto.

Il rapporto con chi insegna è di collaborazione orizzontale: gli strumenti li costruiamo guardando come si usano in aula, ascoltando i docenti pilota, modificando in base al riscontro reale. Niente roadmap calata dall'alto: la roadmap la scrive la pratica.

Complicare è facile, semplificare è difficile. Per complicare basta aggiungere, tutto quello che si vuole. Per semplificare bisogna togliere, e per togliere bisogna sapere cosa togliere.

Bruno Munari — Da cosa nasce cosa

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